Autofattura art. 17 comma 2, la nostra guida

Hai da poco iniziato a lavorare e ti sei imbattuto nella c.d. “autofattura”?

Sai di che cosa si tratta o vuoi saperne di più? Sai quando si emette l’autofattura? E come si registra l’autofattura?

Come sempre, cerchiamo di fare chiarezza anche su questo argomento, cercando di comprendere che cos’è l’autofattura, quando la puoi emettere e come la devi gestire.

Cos’è l’autofattura

autofattura guida

Guida all’autofatturazione

L’autofattura è una particolare tipologia di fattura che è caratterizzata dal fatto che l’obbligo di applicare l’imposta sul valore aggiunto e quello di emissione della fattura sono posti a carico del cessionario / committente, e non invece a carico del soggetto prestatore.

Questa fattura costituisce una particolarità assoluta nel nostro ordinamento, rappresentando un’eccezione alla normale fatturazione, che prevede che chi deve ricevere il pagamento emetta la fattura.

Autofattura art. 17 comma 2

Parla di autofattura nel nostro ordinamento è l’articolo 17, comma 2 del DPR n. 633/72, che prevede che “gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, compresi i soggetti indicati all’articolo 7-ter, comma 2, lettere b) e c), sono adempiuti dai cessionari o committenti. Tuttavia, nel caso di cessioni di beni o di prestazioni di servizi effettuate da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’U.E., il cessionario o committente adempie gli obblighi di fatturazione di registrazione secondo le disposizioni degli articoli 46 e 47 del D.L. 331/93”.

Autofattura Reverse charge

L’art. 17 di cui sopra ha introdotto nel nostro ordinamento, dallo scorso 1 gennaio 2013, l’obbligo in capo al soggetto passivo stabilito in Italia di integrare la fattura che ha ricevuto dal fornitore / prestatore UE per tutti gli acquisti di beni / servizi territorialmente rilevanti in Italia, e l’emissione dell’autofattura in caso di acquisto di beni o servizi territorialmente rilevanti in Italia da fornitori stabiliti in Paesi extra-UE.

Si tratta del meccanismo dell’inversione contabile, o reverse charge, in base al quale il committente / cessionario nazionale, sulle prestazioni che sono rese dal fornitore /  prestatore UE, dovrà:

  • Numerare la fattura del fornitore comunitario integrandola con l’indicazione del controvalore in euro del corrispettivo e altri elementi che concorrono a formare la base imponibile e l’ammontare dell’IVA;
  • Annotare la fattura integrata entro il 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura nel registro IVA vendite secondo l’ordine della numerazione, con indicazione del corrispettivo dell’operazione espresso in valuta estera;
  • Annotare la fattura integrata anche nel registro IVA acquisti per poter eventualmente godere delle detrazioni spettanti;
  • Emettere l’autofattura entro il 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Registrazione autofattura

Fin qui, il funzionamento delle operazioni effettuate da soggetti extra UE territorialmente rilevanti in Italia, da regolarsi con l’autofattura.

Tuttavia, esistono anche alcune operazioni interne soggette all’emissione e alla registrazione autofattura, delle quali tra breve parleremo.

Al di là di ciò, è bene chiarire che l’autofattura, una volta che si verifichi uno dei casi previsti dalla legge, i quali ne disciplinano l’emissione, dovrà essere redatto in un unico esemplare che contenga l’IVA (se si tratta di un’operazione imponibile) o il titolo di esenzione o non imponibilità (se invece si tratta di un’operazione non imponibile o esente da imposta).

Sul documento dovrà inoltre essere riportata la dicitura che serve a individuare l’emissione di questo particolare documento IVA, ovvero “autofatturazione di cui all’articolo 21, comma 6-ter del DPR n. 633/72”.

Autofattura omaggi

Come abbiamo avuto modo di anticipare qualche riga fa, le cessioni estere non sono gli unici casi in cui si rende necessario procedere all’emissione e alla registrazione dell’autofattura.

Uno dei casi nazionali è l’autofattura omaggi. Ma come?

Come probabilmente sai, tutte le imprese, per poter promuovere la loro attività, si possono trovare dinanzi all’esigenza di dover effettuare delle cessioni gratuite di beni: si tratta dei c.d. omaggi, effettuati allo scopo di promuovere la propria attività.

Per quanto attiene gli omaggi, l’impresa ha la possibilità di scegliere di non detrarre l’IVA a credito, relativa all’acquisto dei beni oggetto dell’attività. Si tratta di beni che sono destinati a essere ceduti come omaggio, al fine di non assoggettare a IVA la successiva cessione a titolo gratuito.

Ora, nel caso in cui si ritenga che la spesa relativa al bene oggetto dell’attività ceduto gratuitamente sia una spesa di rappresentanza (ovvero, un omaggio), l’IVA a credito sarà detraibili per i beni di costo unitario non superiore a 50 euro. La cessione del bene è rilevante ai fini IVA indipendentemente dal valore dello stesso.

Di contro, qualora si ritenga che la spesa relativa al bene oggetto dell’attività ceduto gratuitamente non possa essere qualificata quale spesa di rappresentanza, sarà detraibile l’IVA a credito a prescindere dall’importo, e la cessione gratuita sarà rilevante ai fini IVA indipendentemente dal valore del bene.

Infine, si tenga conto che la rivalsa dell’IVA non è obbligatoria, rimanendo a carico del cedente e costituendo per quest’ultimo un costo indeducibile.

Dunque, per quanto attiene l’autofattura omaggi, bisognerà:

  • Emettere una fattura con applicazione dell’IVA senza addebitare la stessa al cliente, indicando nel documento che si tratta di omaggio senza rivalsa dell’Iva ex articolo 18, DPR n. 633/72”;
  • Emettere un’autofattura in un unico esemplare con indicazione del valore dei beni, dell’aliquota e della relativa imposta, specificando che si tratta di autofattura per omaggi.

Autofattura Altroconsumo

Un altro caso tipico di emissione di autofattura è quella dell’autofattura per autoconsumo, ovvero quando i beni dell’impresa vengono destinati ad un uso diverso da quello dell’attività.

Un esempio? Pensa all’imprenditore che ha effettuato l’acquisto di un prodotto, e poi ha scelto di tenere per sé il bene.

Didatticamente, possiamo distinguere il caso di autoconsumo interno, quando i beni sono assegnati all’uso o al consumo del professionista o dell’imprenditore, dal caso di autoconsumo esterno, quando invece i beni sono destinati ad altre finalità: pensiamo, in questo ultimo caso, agli acquisti per donazione o beneficienza a terzi che, in ogni caso, non hanno alcun collegamento con l’aumento o la conservazione della clientela e/o del fatturato.

Al di là della specifica tecnica dell’operazione, l’elemento comune delle due forme di autoconsumo è il cambiamento di destinazione del bene, che passa da un’attività aziendale a una finalità estranea.

Ora, ai fini IVA, l’autoconsumo viene assimilato ad una operazione di cessione di beni, trattandosi così di una operazione imponibile indipendentemente dal valore e dalla tipologia del bene stesso.

L’unica eccezione in tal senso è rappresentata dal fatto in cui al momento dell’acquisto del bene l’IVA non è stata detratta. In questo caso, il bene acquistato in autoconsumo viene considerato fuori campo IVA.

Dunque, nell’ipotesi di autoconsumo, si dovrà:

  • Emettere un DDT con causale “autoconsumo“, ove il destinatario sarà il soggetto che autoconsuma i beni;
  • Emettere un’autofattura, che verrà registrata nel registro delle fatture emesse (ma non in quello degli acquisti).

Autofattura per mancato ricevimento fattura o fattura irregolare

Un altro caso tipico di autofattura è quello di autofattura per far fronte al mancato ricevimento della fattura da parte del fornitore o di una fattura irregolare. Si tratta pertanto di un’operazione che può essere effettuata per poter legittimare la deduzione del costo, o la detrazione dell’IVA pagata al fornitore.

Facciamo un distinguo.

indicazioni utili sull'autofatturazione

Autofattura, indicazioni utili

Nel caso in cui l’imprenditore non riceva la fattura entro quattro mesi dalla data di effettuazione dell’operazione, dovrà regolarizzare la posizione. Entro il trentesimo giorno successivo da questo momento, il contribuente dovrà pagare l’imposta relativa all’operazione e, contestualmente, dovrà presentare all’Ufficio competente un’autofattura in duplice esemplare.

Di questi due esemplari, uno dovrà essere restituito dall’Ufficio competente all’interessato, unitamente all’attestazione di avvenuto pagamento o di avvenuta regolarizzazione.

Infine, il contribuente dovrà effettuare la registrazione dell’autofattura nel registro IVA degli acquisti.

Invece, nel caso in cui l’imprenditore riceva una fattura irregolare, entro il trentesimo giorno successivo occorre regolarizzare la situazione, presentando un’autofattura integrativa all’Ufficio competente.

Anche in questo caso bisognerà emettere due esemplari: uno di questi sarà restituito dall’Ufficio competente all’interessato insieme all’attestazione di avvenuto pagamento o di avvenuta regolarizzazione. Infine, il contribuente deve registrare il documento nel registro IVA degli acquisti.

Autofattura extra UE

Passiamo dunque al caso di emissione di un’autofattura per acquisti da soggetti residenti in Paesi extra UE.

Di fatti, nel caso in cui un soggetto passivo IVA residente in Italia proceda con l’effettuare operazioni di acquisto di beni o di servizi da parte di aziende che sono invece residenti in Paesi Extra-UE o che comunque non hanno nessun tipo di rappresentanza legale nel nostro Paese, il soggetto passivo dovrà emettere un’autofattura, tranne il caso in cui l’IVA possa essere desunta dalla bolletta doganale che accompagna le merci.

Il documento, come abbiamo già visto, dovrà essere datato e protocollato per l’annotazione nel registro IVA vendite e nel registri IVA acquisti, e dovrà possedere l’annotazione della dicitura autofattura, i dati del fornitore, la natura, la qualità e la quantità dei beni acquistati, l’importo delle operazioni esenti, non imponibili, e imponibili con l’indicazione della relativa imposta.

Autofattura agricoltura

Concludiamo infine con l’ultimo caso “tipico” di autofattura, rappresentato dall’autofattura agricola.

Ricordiamo infatti con la legge permetta ai piccoli agricoltori di poter fruire di un particolare regime fiscale destinato a tutti gli imprenditori agricoli che abbiano un volume di affari annuo non superiore a 7 mila  euro, per almeno due terzi dalla cessione di prodotti agricoli.

Ebbene, se l’imprenditore agricolo ricade in queste casistiche, potrà essere esonerato da qualunque adempimento ai fini Iva. L’unico suo obbligo sarà quello di conservare e di numerare progressivamente tutte le fatture di acquisto, conservando poi le copie delle autofatture emesse da parte degli acquirenti.

Tieni conto che questo regime fiscale non è assolutamente obbligatorio, ma considerata la sua convenienza in termini di semplificazione, potrebbe essere il caso di adottarlo.

Per quanto concerne l’autofattura, questa dovrà contenere l’imponibile e l’imposta relativa, da stabilirsi seguendo le aliquote che corrispondono alle proprie percentuali di compensazione. L’IVA così conteggiata dovrà poi essere scorporata dall’importo totale da pagare all’imprenditore agricolo, che dovrà essere documentato nel DDT redatto dal cedente.

Modello autofattura

Il modello autofattura è un documento molto semplice, in cui sono riportate le indicazioni obbligatorie per l’autofatturazione.

Se ti serve uno spunto per poter realizzare un tuo modello autofattura da personalizzare, puoi prendere visione di questa bozza:

autofattura modello

Modello bozza autofattura

A questo punto, speriamo di averti fornito qualche indicazione in più sull’uso dell’autofattura. Se hai altri dubbi, puoi contattarci (saremo ben lieti di rispondere alle tue domande!) oppure collegarti sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

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