Cosa sono le Obbligazioni Subordinate? Guida completa

Le obbligazioni subordinate sono uno degli strumenti più discussi e chiacchierati del momento, o meglio, da quando una crisi senza precedenti ha coinvolto diversi istituti bancari locali italiani, che avevano appunto riempito clienti ignari di questo tipo di titoli.

A prescindere dai fatti di cronaca che sono di più immediato interesse, riteniamo però che sia necessario andare ad indagare più nello specifico cosa possa offrire questo strumento ai risparmiatori e agli investitori, quali siano i vantaggi e gli svantaggi, quando sia il caso o meno di affidarsi proprio alle obbligazioni subordinate per andare ad investire i nostri risparmi.

Quello che ci preme, in questa prima fase, è di sottolineare che i fatti di cronaca dovrebbero soltanto marginalmente interessare chi vuole investire a risparmiare al meglio – la stampa non specializzata spesso preferisce il sensazionalismo ad una disamina equilibrata di quanto c’è da sapere, ed è proprio di questo che ci occuperemo nel corso della nostra guida di oggi.

Parleremo di obbligazioni subordinate in generale, di cosa sono, di quelle che più comunemente sono state proposte negli ultimi anni e di come stare lontani da quelle che puzzano di bruciato.

Cosa sono le obbligazioni subordinate?

Le obbligazioni subordinate funzionano, per larga parte, proprio come funzionano quelle ordinarie.

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Guida completa alle obbligazioni subordinate

Quando acquistiamo un’obbligazione di qualunque tipo stiamo in realtà prestando denaro a chi ha emesso il titolo (che si tratti di una banca, di uno stato o di un’impresa generica). In cambio di questo prestito riceveremo interessi per la durata del rapporto, in genere in forma di cedole semestrali per poi ricevere tutto il capitale prestato allo scadere del titolo.

Lasciando per un attimo perdere la definizione di scuola, possiamo analizzare il funzionamento di un’obbligazione nel seguente modo:

  1. Acquistiamo uno o più titoli obbligazionari, versando un certo capitale
  2. Ogni 6 mesi (nel caso di obbligazioni con cedola) riceviamo la metà degli interessi annuali pattuiti
  3. Allo scadere del titolo riceviamo indietro il capitale che avevamo versato al punto 1

La differenza più importante tra obbligazioni classiche e obbligazioni subordinate sta in un fatto ben preciso: i creditori che sono in possesso di obbligazioni subordinate nel caso di fallimento vengono rimborsati dopo gli altri.

Nel caso in cui dovesse aprirsi dunque la procedura di fallimento, il capitale dell’azienda fallita rimborserebbe prima i detentori di obbligazioni classiche e poi, e dovesse essere rimasto qualcosa, verrebbero rimborsati i detentori di obbligazioni subordinate.

Chi presta capitale/denaro tramite un’obbligazione ordinata, dunque, è un creditore di serie B, che viene soddisfatto, nel caso di problemi, per ultimo.

A parità di emittente, un’obbligazione di questo tipo ha dunque un rischio molto più elevato, come dimostrano d’altronde i recenti fatti di cronaca.

Perché le aziende emettono questo tipo di obbligazioni? Perché sono un’alternativa più semplice ed economica all’emissione di azioni per l’aumento di capitale e in quanto permettono all’azienda di finanziarsi, pur se a costi molto maggiori, senza cedere anche in parte il controllo delle proprie operazioni.

I diversi tipi di obbligazioni subordinate

Esistono in realtà diversi tipi di obbligazioni subordinate, con differenze che riguardano la solidità di chi ha emesso il titolo e la quantità di capitale minimo che ha a disposizione.

  1. Obbligazioni Subordinate Tier I: sono le più rischiose in assoluto, perché nel caso in cui l’emittente dovesse fallire, ci troveremmo davanti ad una perdita potenziale di capitale del 100%. In aggiunta, le Tier I permettono all’emittente di saltare il pagamento di una cedola in condizioni particolari. Sono emesse spesso senza scadenza! Sono uno strumento adatto soltanto a chi vuole correre rischi decisamente elevati.
  2. Obbligazioni subordinate Tier 2 – UPPER: la distinzione è ormai saltata tra Tier 2 upper e lower, anche se dato che ce ne sono ancora diverse in circolazione, dovremo necessariamente affrontare la questione in modo separato. In questo caso rischi comunque, in caso di insolvenza dell’emittente, di perdere tutto il tuo capitale. Non è possibile in questo caso però cancellare le cedole come nel caso delle Tier 1 – si possono saltare, ma al primo esercizio utile dovranno essere comunque saldate.
  3. Obbligazioni subordinate Tier 2 – LOWER: questa è di gran lunga la tipologia di titolo più comune che c’è in circolazione. Hanno durata tipicamente di 10 anni. Si possono sospendere i pagamenti degli interessi solo in caso di gravissimo dissesto e i detentori di questa tipologia hanno comunque la precedenza nel rimborso rispetto agli altri due. Possono essere inoltre accompagnate da clausole di rescissione anticipata – non prima del quinto anno di vita.
  4. Obbligazioni subordinate Tier 3: sono i meno rischiosi in assoluto, anche se se ne vedono sempre meno sui mercati. Hanno durata tra 2 e 4 anni e ormai quasi nessuno ci fa ricorso.

Le obbligazioni subordinate sono rischiose?

Molto e a testimoniarlo non ci sono soltanto i recentissimi fatti di cronaca. Basta guardare al tasso di interesse che questi titoli riconoscono, che è molto più alto anche delle obbligazioni ordinarie che sono emesse dalla stessa impresa.

Chi sceglie di investire in obbligazioni subordinate è un investitore con un profilo di rischio molto alto, che può investire capitale che può permettersi di perdere e che dunque vuole orientarsi verso prodotti molto rischiosi e molto remunerativi.

Ricordati che nel caso di dissesto dell’emittente del titolo, puoi perdere anche il 100% del capitale che hai versato, fino all’ultimo centesimo che hai investito, come purtroppo è accaduto a chi ha investito, per fare un esempio, in obbligazioni subordinate di Banca Etruria.

Le obbligazioni subordinate sono uno strumento molto complesso – non adatto a chi è alle prime armi

Parte dello scandalo delle obbligazioni subordinate che hanno occupato le cronache nazionali negli ultimi mesi è dovuto al fatto che sono state proposte a investitori e piccoli risparmiatori che in realtà dovrebbero rimanere molto alla lontana da questo tipo di strumenti.

Anche se le recenti normative Basilea 2 e Basilea 3 hanno avuto il merito di mettere un po’ di ordine in un settore da sempre molto confuso, le obbligazioni subordinate o junior (sui mercati vengono anche chiamate così) sono uno strumento che rimane molto complesso, con funzionamento non lineare e che sono difficili anche da prezzare per il rischio.

Soltanto gli investitori molto esperti, che possono effettivamente andare a analizzare la situazione dell’emittente, dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di investire in questo tipo di strumenti.

La valutazione è estremamente difficile

Si tratta inoltre di strumenti che, non essendo spesso dotati di scadenza vera e propria, sono estremamente difficili da prezzare. Ricordati che nella stragrande di maggioranza dei casi l’emittente può decidere in autonomia quando e se chiudere il titolo, il che vuol dire che potresti rimanere in attesa di recuperare il tuo capitale per anni.

obbligazioni subordinate

La valutazione delle obbligazioni subordinate

Valutare il rischio effettivo di uno strumento che ha scadenza incerta è quanto di più difficile può esserci a livello di risparmio e investimento.

Ricordati anche che la loro liquidità è bassa

La liquidità delle obbligazioni subordinate è estremamente bassa. Quando parliamo di liquidità per uno strumento finanziario ci riferiamo alla facilità con il quale può essere venduto o acquistato sul mercato secondario.

Comprare questi titoli è molto difficile e trovare degli acquirenti nel caso in cui volessimo venderli è ancora più difficile.

Chi ha bisogno di una exit-strategy rapida da un investimento del genere spesso si trova in difficoltà enormi. Meglio pensarci prima di investire.

Obbligazioni senior e obbligazioni junior: che vuol dire?

Come abbiamo anticipato poco prima nel corso della nostra guida, con obbligazioni junior indichiamo le obbligazioni subordinate, mentre quando si parla di obbligazioni senior si finisce per indicare l’obbligazione standard.

Cosa fare se hai in portafoglio delle obbligazioni subordinate?

È una risposta che non può essere generica, perché presuppone un’analisi del portafoglio e anche del tipo di obbligazione subordinata che hai acquistato. Ad ogni modo, se le recenti notizie sulle obbligazioni subordinate ti hanno fatto pensare di vendere immediatamente, ti invitiamo a riflettere con maggiore calma e analizzando a fondo la situazione effettiva che ti trovi a fronteggiare.

Come ti abbiamo detto poco sopra, inoltre, vendere questo tipo di titoli non è sempre facile: la liquidità è molto bassa e potresti trovarti a pagare un prezzo troppo alto per liberartene in modo rapido.

Meglio valutare con attenzione se si tratti o meno del passo giusto da fare proprio adesso.

Obbligazioni subordinate MPS: il caso della conversione forzosa in azioni

Come ti abbiamo già detto, le obbligazioni subordinate sono uno strumento decisamente particolare, che in casi gravi può essere oggetto di misure straordinarie sia da parte dell’emittente che da parte del governo. Questo è stato il caso ad esempio della conversione forzosa delle obbligazioni subordinate MPS in azioni dello stesso gruppo, che hanno fatto registrare perdite, per gli obbligazionisti, superiori al 50% del capitale.

Si tratta di eventualità che, nel caso appunto di dissesti gravi, possono diventare realtà e che dunque dovrebbero farti riflettere sulla possibilità di investire su questo specifico strumento, uno strumento che, non ci stancheremo mai di ripetere, è destinato soltanto a quegli investitori che hanno pelo sullo stomaco abbondante e che vogliono correre rischi più elevati per ottenere rendimenti superiori.

Le uniche a salvarsi da questa conversione forzosa sono state le obbligazioni subordinate Monte Paschi 2018, in virtù del fatto di essere in prossima scadenza.

Non è questo l’unico caso di forte danno per gli obbligazionisti che si è verificato in Italia. Tra poco affronteremo in breve anche quello che è accaduto agli altri obbligazionisti dei gruppi bancari italiani come Etruria, CariChieti, etc.

Obbligazioni subordinate Etruria: ecco cos’è successo agli obbligazionisti

Nonostante un allarme lanciato dalla Consob nel 2013 – Etruria ha continuato ad emettere delle obbligazioni subordinate, con i clienti che, attirati con metodi non sempre ortodossi, hanno continuato ad acquistarli. Etruria è finita com’è finita – gli obbligazionisti sono rimasti con un pugno di mosche in mano e con ogni probabilità non verranno mai rimborsati. Certo, è un caso limite, ma che deve comunque far pensare a quella che è la vera natura di questi titoli, che non è sempre nociva, ma che talvolta purtroppo attacca in modo consistente i capitali di chi ci investe.

Le obbligazioni subordinate emesse in Italia: il caso delle banche

Tra le tipologie di impresa che più comunemente fanno ricorso alle obbligazioni subordinate per il finanziamento di capitale, troviamo proprio le banche. Non è affatto raro imbattersi in obbligazioni di questo tipo emesse da Unicredit (che pur ha avviato un piano di chiusura di questi titoli molto importante), Banca di Bari, Banca Sella, etc.

I rendimenti delle obbligazioni subordinate

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Rendimenti obbligazioni subordinate

Non è difficile immaginare che a fronte di restrizioni importanti e dell’obbligo di essere risarciti soltanto in seconda battuta, le obbligazioni subordinate offrano rendimenti decisamente più alti delle obbligazioni standard.

Quella che vale sempre è la constatazione che sui mercati finanziari a fronte di rendimenti più elevati, corrispondono sempre rischi altrettanto elevati, rischi che devi necessariamente computare prima di scegliere questo o quello strumento finanziario.

Le obbligazioni subordinate sono uno strumento che deve essere considerato soltanto da chi ha un profilo di rischio particolarmente alto e vuole buttarsi sui mercati con capitali che può permettersi di perdere alla ricerca di rendimenti decisamente più interessanti.

Chi invece è alla ricerca di uno strumento di investimento tranquillo e sicuro dovrebbe necessariamente orientarsi verso altri tipi di prodotti, come ad esempio le obbligazioni senior statali o corporate sicure. I rendimenti sono sicuramente più bassi, ma i rischi vanno di pari passo.

Conviene investire in obbligazioni subordinate?

Si tratta di una questione particolarmente spinosa, come tutte quelle che riguardano i titoli ad altro rischio e quelli che non sono adatti alla maggior parte dei risparmiatori e degli investitori.

La valutazione dei rischi e dei possibili vantaggi non può essere che fatta su base personale, tenendo conto del proprio profilo e degli altri asset e titoli che si hanno già in portafoglio.

Quello che ci preme sottolineare in chiusura è che non sempre le obbligazioni junior sono lo strumento truffaldino che hanno descritto i giornali. In alcuni casi possono trovare legittima cittadinanza all’interno di un portafoglio ben strutturato e possono essere la componente rischiosa di una strategia di risparmio e investimento altrimenti bilanciata.

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