Pignoramento presso terzi: cos’è e come funziona

Pignoramento presso terzi: cos’è e come funziona

In questo articolo spiegheremo cosa è e come funziona il pignoramento presso terzi, una delle modalità di recupero dei crediti che sta diventando sempre più diffuso, ed utilizzato anche dall’Agenzia delle Entrate Riscossione, che ha preso il posto di Equitalia.

Il pignoramento è un atto, azionato tramite un ufficiale giudiziario, per poter confiscare i beni di un debitore ed impedirgli così di sottrarli all’azione di recupero da parte del creditore, anche quando sono in possesso di terzi, ed è di questo ultimo aspetto che ci occupiamo in questo articolo.

Un caso classico di pignoramento presso terzi, per fare un esempio, è il blocco, totale o parziale, di uno o più conti correnti del debitore.

E’ inoltre possibile agire con il pignoramento anche su eventuali crediti vantati dal debitore nei confronti di terzi, ovvero, facendo un ulteriore esempio, il debitore ha un credito da riscuotere da un suo cliente, in questo caso si può agire anche presso quest’ultimo soggetto, il cliente.

Cosa occorre per richiedere un pignoramento presso terzi

Per agire sui beni di un debitore che non siano direttamente in suo possesso occorrono alcune condizioni ben precise, vediamole.

Per procedere al pignoramento occorre essere in possesso di un decreto ingiuntivo emesso da un giudice e dell’atto di precetto, entrambi già notificati al debitore, recandosi di nuovo dal giudice competente e far invitare a comparire sia il debitore principale che il soggetto terzo.

immagine rappresentativa martelletto di un giudice
Procedura del pignoramento presso terzi

Sulla procedura dell’emissione del decreto ingiuntivo e dell’atto di precetto rimando alla lettura del nostro articolo Decreto ingiuntivo: tutto quello che c’è da sapere.

L’atto di pignoramento deve riportare quali sono i beni, dove sono e l’intimazione al soggetto terzo di non disporre in alcun modo degli stessi, diventando di fatto custode di tali beni, se non tramite eventuali ordini del giudice.

Il terzo inoltre dovrà a sua volta presentare una dichiarazione in cui deve indicare quali sono i beni di cui è creditore nei confronti del debitore.

Nella fase successiva l’ufficiale giudiziario provvederà a consegnare al creditore principale l’atto notificato, ed entro 30 giorni lo stesso creditore dovrà depositarlo nella cancelleria del tribunale insieme al decreto ingiunto e all’atto di precetto.

A questo punto il creditore ha 45 giorni di tempo per richiedere o l’assegnazione dei beni o la loro vendita.

Fare attenzione ai termini di tempo pena la decadenza di tutta la procedura.

Nel caso che il soggetto terzo non si presenti alla convocazione o non consegni alcun elenco dei beni viene considerato valido quanto dichiarato dal creditore in merito alle somme e/o ai beni da lui indicati per il recupero.

Quali sono i beni pignorabili presso terzi

E’ bene sapere che in base alla legge non tutti i beni sono pignorabili ed alcuni solo in parte, andiamo ad approfondire questo aspetto.

Beni pignorabili

I beni soggetti al pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario sono:

  • conti correnti, se il saldo è superiore ai 1.344,21 euro, che rappresenta la somma del triplo dell’assegno sociale;
  • pensione, fino ad un massimo del quinto dell’importo a condizione che l’importo rimanente dalla detrazione non sia inferiore ai 672,00 euro;
  • stipendi, fino ad un massimo del quinto dell’importo o di due quinti se ci sono altri creditori;
  • canoni di affitto per l’intero importo mensile fino al completo ripianamento del debito.

Beni impignorabili

I beni invece che non possono essere oggetto di pignoramento sono:

  • crediti alimentari derivati dalla separazione;
  • assegni familiari;
  • somme per il sostentamento di disabili o indigenti;
  • sussidi di sostegno alla maternità;
  • pensioni sociali.

Per quanto riguarda le pensioni sociali può essere chiesto il loro pignoramento fino ad un massimo del 20% a condizione che nel nucleo familiare ci siano altre forme di reddito, e comunque in base al numero delle persone e del reddito globale.

Opposizione al pignoramento presso terzi

La possibilità di opporsi al pignoramento è prevista, ma vista la complessità della sua natura è sempre bene valutare il caso singolo con un legale, e va tassativamente presentata al giudice prima che vengano assegnati i beni pignorati o che sia stata stabilita la vendita all’asta.

Detto questo l’opposizione si può fare in due momenti, quando tramite la notifica del precetto viene solamente preannunciata l’esecuzione forzata, ed in questo caso il giudice, che non è quello designato all’esecuzione, a cui viene presentata se ne ritiene validi i motivi sospende la procedura esecutiva e si dovrà attendere a questo punto il nuovo giudizio del giudice che sarà assegnato alla procedura.

Se al contrario la notifica dell’atto di pignoramento è stata effettuata, il ricorso andrà presentato al giudice assegnato per l’esecuzione, che fisserà una data per l’udienza dove deciderà a a favore o contro l’opposizione, stabilendo il termine entro il quale il debitore dovrà notificare al creditore di aver presentato ricorso.

E’ importante sapere che un’ulteriore possibilità è di venire ad un accordo con il creditore sul ripianamento del debito, ma il prima possibile.

A tate proposito invitiamo a leggere il nostro articolo Sovraindebitamento e esdebitazione: legge 27 del 3 gennaio 2012 che può permettere di arrivare ad una soluzione ancor prima che il creditore arrivi all’emissione del decreto ingiuntivo e di tutte le fasi a seguire.

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