Ritenuta d’acconto, facciamo un po’ di chiarezza

In questo articolo vi spiego cos’è la ritenuta di acconto, come funziona e quando va applicata, e considerando che è un argomento in alcuni casi complicato spero di rendertelo il più comprensibile possibile.

Qualcuno di voi avrà già avuto occasione di conoscerla, se per esempio hai effettuato prestazioni occasionali, ormai sempre più diffusa come forma di collaborazione lavorativa, l’avrai vista sulle ricevute dei compensi che hai percepito.

Cos’è la ritenuta d’acconto

È una tassa, una trattenuta applicata sui compensi, ad esempio, ad un professionista o ad un collaboratore, versata direttamente allo Stato da chi effettua il pagamento, chiamato “sostituto d’imposta”.

Sostanzialmente le tipologie più diffuse sono due, quella a titolo d’imposta e a titolo d’acconto, le altre le vedremo più avanti.

Ritenuta di acconto

La ritenuta d’acconto

La prima, a titolo d’imposta, prevede che venga trattenuto e versato sul totale del pagamento il solo 20%, mentre a titolo di acconto è solo un anticipo delle imposte che si pagheranno in seguito in sede di dichiarazione dei redditi.

Le aliquote possono essere diverse a seconda della natura del compenso, le esamineremo in seguito.

Perché viene trattenuta e versata direttamente da chi eroga il pagamento? Semplice, è un sistema che permette allo Stato di ricevere in modo sicuro e completo la riscossione di queste imposte, riducendo così a zero un’eventuale evasione fiscale, e questa operazione viene anche chiamata in gergo sostituzione tributaria.

Entriamo ora nel dettaglio dei vari aspetti, premetto però che per alcuni termini e/o casi tralascerò una spiegazione dettagliata, in quanto chi di voi sarà parte interessata saprà già di cosa parlo, anche per evitare di appesantire troppo la lettura.
In ogni caso una ricerca in rete vi potrà essere di aiuto.

Redditi soggetti a ritenuta d’acconto

I redditi o compensi soggetti alla ritenuta d’acconto sono:

  • prestazioni di lavoro autonomo anche svolti in maniera occasionale, compresi anche sotto forma di partecipazione agli utili;
  • gli utili derivati da contratti di associazione in partecipazione;
  • prestazioni fatte a terzi o per conto di terzi;
  • gli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di società a responsabilità limitata, in accomandita per azioni e società per azioni:
  • i redditi derivati da cessione di diritti d’autore da parte dello stesso autore;
  • i diritti per opere d’ingegno ceduti dalle persone fisiche non imprenditori o professionisti che le hanno acquistate;
  • contratti di assunzione di obblighi di fare, non fare, permettere.

Si parla di contratti di associazione in partecipazione quando viene fornito un apporto ad una società in cambio di una partecipazione agli utili, che nel caso di persone fisiche non può assolutamente essere, nemmeno in parte, una prestazione lavorativa.

Per quanto riguarda invece i contratti di assunzioni di obblighi di fare, non fare, permettere, per via della loro forma e casistica, ti rimando ad una ricerca in internet sull’argomento.

Importi si cui va calcolata la ritenuta d’acconto

Calcolare la ritenuta

Calcolo ritenuta di acconto

Rientrano nella base imponibile, cioè la somma destinata alla tassazione tramite ritenuta di acconto, i compensi professionali, i rimborsi a piè di lista e tutte le spese anticipate, documentate e rimborsate, ed inoltre anche il contributo Inps nel caso di lavoratori autonomi che sono iscritti alla gestione separata Inps.

Non rientrano invece nella base imponibile gli importi ricevuti a titolo di rimborso di spese anticipate, a patto che siano documentate in modo analitico e che non facciano parte di spese che vanno a costituire un reddito, i contributi previdenziali e assistenziali previsti per legge a carico di chi li paga, gli addebiti dei contributi per le casse nazionali dei professionisti.

Le aliquote da applicare per il calcolo

Chiarito in quali casi va effettuata la ritenuta d’acconto, vediamo le aliquote e su quale percentuale della base imponibile va applicata:

  • sulla partecipazione agli utili di soci fondatori o promotori, 20% a titolo di acconto sul 100% della base imponibile;
  • sui compensi per prestazioni di lavoro autonomo anche occasionale, 20% a titolo di acconto sul 100% della base imponibile;
  • sui compensi per cessione di diritti d’autore, se il soggetto ha un’età inferiore ai 35 anni 20% a titolo di acconto sul 60% della base imponibile, e se superiore ai 35 anni sempre 20% a titolo di acconto ma sul 75% della base imponibile;
  • sui compensi ad associati in partecipazione, 20% a titolo di acconto sul 100% della base imponibile;
  • sui compensi per assunzione di obblighi di fare, non fare e permettere, 20% a titolo di acconto sul 100% della base imponibile.

Nel caso di compensi effettuati per prestazioni in Italia ma da non residenti, si applica in tutti i casi un’aliquota del 30% a titolo di imposta.

Nel nostro articolo F24 editabile Elide semplificato: guida completa troverai inoltre un’utility molto pratica per la compilazione del modello F24.

Considerazione finale, lavorare in prestazione occasionale o aprire partita Iva?

Vista la parte puramente tecnica andiamo ora a fare alcune riflessioni e chiarimenti sull’argomento quando si parla di prestazione occasionale di lavoro soggetta a ritenuta di acconto.

Ritenuta acconto o partita iva

Ritenuta d’acconto o partita Iva?

È veramente conveniente fare così o è preferibile invece aprirsi una partita Iva?

Nel caso in cui nel corso di un anno non superi come guadagno lordo 5.000 euro sì, diventa conveniente, ma vanno considerati anche alcuni fattori.

Se ad esempio, pensi che il tipo di opera che stai svolgendo puoi svolgerla, in previsione futura, anche presso altri clienti allora potrebbe convenirti aprire una partita Iva.

Primo perché darebbe di te un’immagine più professionale e, cosa non da poco, la possibilità di spuntare di conseguenza compensi più alti, oltre che ad essere dal punto di vista fiscale più conveniente.

I vantaggi che ti derivano dall’apertura di partita Iva, se adotti il regime forfettario, sono ad esempio un’aliquota Irpef vantaggiosa, una deduzione forfettaria del reddito imponibile e il pagamento delle eventuali tasse l’anno successivo in fase di dichiarazione dei redditi.

D’altro canto però sarai soggetto all’obbligo dei versamenti contributivi, che da una parte saranno per te un costo in più, ma accumulerai contributi per una futura pensione, e comunque saranno in parte compensati dalla tassazione Irpef più leggera.

In breve, per concludere, ti dico quando, a mio parere, è conveniente una formula al posto dell’altra.

La collaborazione occasionale soggetta a ritenuta d’acconto diventa più conveniente quando:

  • pensi di non poter prestare la tua opera anche ad altri datori di lavoro;
  • si tratta di una prestazione del tutto occasionale che non ripeterai.

Aprire una partita Iva conviene invece:

  • se hai competenze con cui presentarti anche ad altre società per ottenere lavoro;
  • se il tuo livello professionale ti porta ad essere competente per uno specifico lavoro;
  • per non avere il limite dei 5.000 euro annui percepibili da uno stesso cliente con il rapporto di collaborazione occasionale, che ti costringerebbe a concludere con lui la tua opera di lavoro, perdendo così sia la possibilità di crescere professionalmente, sia magari di trasformare quel rapporto in un’altra modalità, ad esempio un’assunzione vera e propria.

Ti suggerisco comunque di parlarne con il tuo commercialista, che sarà in grado di consigliarti, nel tuo caso specifico, cosa sia meglio fare.

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